Perchè approcciarsi al Rebirthing Transpersonale

Immagino che si arrivi al Rebirthing spinti dal desiderio di star meglio.

Chi arriva al Rebirthing Transpersonale forse sta cercando una soluzione ai suoi problemi, al suo malessere, forse sta cercando risposte a domande antiche sul senso della vita.

Oppure sta cercando una risoluzione per gli attacchi di panico, la depressione, l’ansia, perché vuole conseguire una maggiore autostima o vuole imparare a gestire lo stress.

E se invece provassimo a distenderci sul tappetino senza aspettative, senza obiettivi da raggiungere, niente da conquistare o da migliorare?

Se accettassimo semplicemente di lasciare che il respiro, il prana, ci guidino in un viaggio che non conosciamo, in un viaggio che intraprendiamo e di cui non sappiamo la destinazione?

La respirazione a quel punto avrebbe un andamento diverso? Quanto stupore in più potremmo provare per la conquista di una vetta che non era in programma, che non stavamo cercando?

E se quel che cercavamo, che volevamo ottenere, non fosse esattamente la cosa migliore per noi?

Ecco di nuovo che l’intelligenza del respiro ci potrebbe fare una sorpresa gradita, farci guardare da un’angolazione diversa un problema che ci sembrava insormontabile, ed invece ecco lì la soluzione a portata di mano, talmente semplice che ci chiediamo come mai non ci abbiamo pensato prima.

Perché una seduta di Rebirthing è così, ti spiazza, ti stupisce, rimani incredulo di fronte ai territori in cui puoi arrivare semplicemente con il tuo respiro, forzandolo un po’, mantenendolo circolare, ininterrotto, connesso.

Arrivi a sentire quelle emozioni e quegli stati d’animo che forse non sapevi ti appartenessero, vai a scovare e poi a superare quei traumi che sono all’origine di tante sofferenze e difficoltà.

Certo, ci vuole coraggio!

Serve coraggio per ammettere che non sappiamo chi siamo.

Abbiamo bisogno di coraggio per sbarazzarci del nostro ego e andare alla ricerca del nostro vero Sé.

Non è facile togliersi le maschere e vedere chi siamo veramente.

Ma è proprio su questi presupposti che la vita è pienamente vissuta, in quello spazio dove riesco ad apprezzare i momenti di felicità ma accetto anche il dolore, dove non cerco di cambiare gli altri perché mi facciano felice e corrispondano al mio ideale di perfezione, dove mi metto così tanto in gioco che posso guardare al mio personale inferno sapendo che solo in quel momento potrò vedere la luce.